I trasferimenti nervosi
I trasferimenti nervosi (nerve transfers) sono una tecnica chirurgica utilizzata per ripristinare la funzione motoria o sensitiva dopo una lesione nervosa.
La procedura consiste nel collegare un nervo funzionante (donatore) a un nervo lesionato (ricevente) per permettere la reinnervazione dei muscoli o delle aree cutanee denervate.
Storia
I trasferimenti nervosi vengono eseguiti fin dai primi anni del 1900 per trattare avulsioni radicolari e altre lesioni nervose complesse. Queste tecniche chirurgiche derivano dalla chirurgia del plesso brachiale e negli anni hanno avuto una crescente crescita e sviluppo.
Già nel 1921, Harris descrisse un trasferimento dal nervo radiale al nervo mediano per trattare una lesione bassa del nervo mediano subita durante la Prima Guerra Mondiale. La sensibilità del paziente migliorò progressivamente nei tre mesi successivi.
Pollock e Davis si mostrarono scettici riguardo a questa procedura, affermando che “non si ottiene un recupero completo della funzione fisiologica” dopo un trasferimento nervoso.
Nonostante queste critiche, Turnbull riportò nel 1948 quattro casi di trasferimento dal radiale al mediano. Nel suo primo studio descrisse un ritorno della sensibilità di qualità “grossolana” in tutti i pazienti.
Sedici anni dopo riesaminò gli stessi pazienti e confermò una corretta localizzazione dello stimolo in tre dei quattro casi, anche se continuò a definire il risultato sensitivo come “grossolano”. Tuttavia concluse che questi risultati erano migliori di quanto precedentemente ritenuto possibile, soprattutto nelle lesioni nervose altrimenti irreparabili.
Nonostante questi risultati relativamente positivi, i trasferimenti nervosi non ottennero ampia diffusione fino all’introduzione del microscopio operatorio negli anni Sessanta.
Per diversi decenni l’interesse per i trasferimenti nervosi diminuì a causa dei grandi successi degli innesti nervosi sviluppati da Millesi.
Solo negli anni 1970 e 1980 si verificò una nuova attenzione verso i trasferimenti nervosi, soprattutto per il trattamento delle lesioni del plesso brachiale, in cui gli innesti nervosi spesso non riuscivano a ripristinare la funzione del bicipite.
Successivamente, nei primi anni Novanta, fu descritto il famoso trasferimento di Oberlin, nel quale un fascicolo del nervo ulnare viene suturato al nervo motore del bicipite.
Questo intervento si è dimostrato altamente efficace e riproducibile.
Da qui, l’interesse per i trasferimenti nervosi è tornato ad avere un grande interesse ed ha avuto una grande espansione fino ad ottenere grandi risultati, fino ad allora non raggiungibili.
Perché si esegue un trasferimento nervoso?
Un trasferimento nervoso è indicato quando:
- la sutura diretta del nervo non è possibile
- l’innesto nervoso non garantisce un recupero adeguato
- la distanza tra la lesione e il muscolo è troppo grande
- la rigenerazione nervosa sarebbe troppo lenta.
I nervi infatti rigenerano a circa 1 mm al giorno. Nelle lesioni prossimali (ad esempio del plesso brachiale) la distanza da percorrere può essere troppo lunga e il muscolo può andare incontro a atrofia irreversibile prima della reinnervazione.
Il trasferimento nervoso accorcia la distanza di rigenerazione, trasformando una lesione prossimale in una lesione più distale, accelerando la reinnervazione muscolare.
I vantaggi dei trasferimenti nervosi sono ben documentati. In molti casi:
- esiste un solo sito di neurorrafia, mentre negli innesti nervosi ve ne sono due
- la distanza di rigenerazione nervosa è più breve.
I trasferimenti nervosi sono particolarmente utili in:
- pazienti giovani e anziani
- pazienti con cicatrici estese
- situazioni in cui un innesto nervoso richiederebbe dissezioni molto ampie.
Inoltre, con i moderni stimolatori nervosi è più facile assicurare che:
- un nervo motorio venga collegato a un nervo motorio
- un nervo sensitivo venga collegato a un nervo sensitivo.
Questo migliora i risultati.
Vantaggi dei trasferimenti nervosi
Rispetto agli innesti nervosi:
- una sola neurorrafia
- minore distanza di rigenerazione
- recupero più rapido.
Rispetto ai trasferimenti tendinei:
- movimento più fisiologico
- minore dissezione chirurgica
- minore immobilizzazione postoperatoria.
- un singolo trasferimento nervoso può reinnervare più unità muscolari e quindi rianimare più di una funzione.
Tuttavia i trasferimenti nervosi non sostituiscono completamente le altre tecniche, ma rappresentano una opzione aggiuntiva nella scala ricostruttiva, oltre a potersi associare a queste tecniche ricostruttive. In alcuni casi, infatti, la strategia migliore può essere una combinazione di tecniche per raggiungere il miglior risultato funzionale dalla paralisi muscolare.
Principi generali dei trasferimenti nervosi
Per ottenere buoni risultati devono essere rispettati alcuni principi fondamentali.
- Il nervo donatore deve essere appropriato Se si vuole recuperare una funzione motoria, il nervo donatore dovrebbe essere principalmente motorio. Se l’obiettivo è sensitivo, il nervo donatore dovrebbe essere sensitivo.
- La perdita del nervo donatore deve essere minima: Il deficit creato dal prelievo del nervo donatore deve essere molto inferiore al beneficio ottenuto.
- Donatore e ricevente devono avere calibro simile: Questo facilita la sutura nervosa e la rigenerazione degli assoni.
- Anastomosi senza tensione: la sutura deve essere completamente priva di tensione, perché la tensione riduce la rigenerazione nervosa e il numero di fibre rigenerate. Il principio spesso ricordato è: “Donor distal – recipient proximal” cioè: nervo donatore sezionato distalmente, nervo ricevente sezionato prossimalmente.
- Sinergia funzionale È preferibile che il nervo donatore abbia una funzione sinergica con quella del nervo ricevente. Questo facilita la rieducazione motoria.
- Riabilitazione postoperatoria: la riabilitazione è essenziale per il successo del trasferimento. Il cervello deve imparare a utilizzare un nuovo circuito nervoso. Grazie alla plasticità cerebrale, il sistema nervoso è in grado di riorganizzarsi e adattarsi alla nuova funzione.
Tempistica dell’intervento chirurgico
Un aspetto fondamentale è il timing dell’intervento.
Anche se i trasferimenti nervosi riducono la distanza di rigenerazione, i muscoli bersaglio devono essere reinnervati prima che si verifichi atrofia irreversibile, idealmente entro 12-18 mesi dall’infortunio e sicuramente entro 2 anni.
Nelle lesioni da trazione chiuse si raccomanda un periodo di osservazione di circa 3 mesi, perché molte di queste lesioni recuperano spontaneamente. Se questo non succede, i trasferimenti nervosi possono avere un’ottima indicazione.
Se il muscolo bersaglio è ormai irreversibilmente atrofizzato, è preferibile eseguire trasferimenti tendinei.
Questo non è completamente vero nelle paralisi ostetriche e nella tetraplegia, dove le tecniche di trasferimento nervoso possono anche essere applicate anche a distanza di anni dalla lesione nervosa.
Valutazione dei risultati
Il recupero viene valutato con la classificazione modificata del Medical Research Council (MRC).
Funzione sensitiva
S0: assenza di sensibilità
S1: dolore profondo nella zona autonoma
S2: sensibilità dolorifica superficiale e tattile
S2+: come S2 ma con iper-risposta agli stimoli
S3: sensibilità tattile senza iper-reazione
S3+: buona localizzazione e inizio discriminazione a due punti
S4: recupero completo
Funzione motoria
M0: nessun movimento
M1: contrazione palpabile
M2: movimento con gravità eliminata
M3: movimento contro gravità
M4: movimento contro resistenza moderata
M5: forza normale
Conclusione
I trasferimenti nervosi rappresentano oggi uno strumento fondamentale nella chirurgia ricostruttiva delle lesioni nervose.
Permettono di:
- ridurre la distanza di rigenerazione
- migliorare i risultati funzionali
- trattare lesioni precedentemente considerate irreparabili.
Tuttavia la scelta tra:
- sutura nervosa
- innesto nervoso
- trasferimento nervoso
- trasferimento tendineo
deve essere sempre individualizzata per ogni paziente.
#trasferimentonervoso, #chirurgiadellamano, #plessobrachiale, #nerviperiferici, #microchirurgia, #riabilitazioneartosuperiore, #chirurgiaricostruttiva, #traumanervoso, #ortopedia, #recuperofunzionale

