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La protesi totale di gomito è un intervento meno comune rispetto alla protesi d’anca o di ginocchio, ma offre risultati simili in termini di riduzione del dolore e miglioramento della qualità della vita. Ogni anno migliaia di pazienti negli Stati Uniti e nel mondo si sottopongono a questa procedura
Anatomia del gomito
Il gomito è un’articolazione a cerniera formata da tre ossa:
- Omero: osso del braccio;
- Ulna: osso dell’avambraccio lato mignolo;
- Radio: osso dell’avambraccio lato pollice.
Le superfici articolari sono ricoperte da cartilagine, che permette un movimento fluido e senza attrito. L’articolazione è rivestita da una membrana sinoviale che produce appunto liquido sinoviale che ha la funzione di “lubrificante”. Muscoli, tendini e legamenti garantiscono la stabilità dell’articolazione. L’articolazione e’ poi attraversata anteriormente e posteriormente dai tre principali nervi dell’arto superiore; il nervo mediano, quello ulnare e quello radiale.

Cos'è la protesi totale di gomito
L’intervento consiste nella sostituzione delle superfici articolari dell’omero e dell’ulna con componenti artificiali.
La protesi è quindi composta da:
- Due steli metallici (omerale ed ulnare) che sono inseriti nelle rispettive estremita’ ossee.
- Una cerniera in metallo e polietilene (una speciale plastica ad alta resistenza all’usura) che collega i due steli.
Esistono diversi modelli e taglie di protesi, e in alcuni casi si utilizzano protesi parziali.
Ogni impianto ha le sue caratteristiche e la scelta viene effettuata dal chirurgo ortopedico in base al singolo caso e alle richieste funzionali.

Indicazioni all'intervento
Le principali condizioni patologiche per le quali solitamente può essere indicata la sostituzione protesica del gomito sono:
- Artrite reumatoide: infiammazione cronica autoimmune della membrana sinoviale che porta a distruzione della cartilagine, dolore e rigidità.
- Artrosi (osteoartrosi): usura della cartilagine legata all’età o a sovraccarichi articolari. Le ossa, non piu’ rivestite da cartilagine, sfregano tra loro causando dolore e limitazione del movimento.
- Artrite post-traumatica: si sviluppa dopo traumi ad alta energia che hanno causato fratture articolari o lesioni legamentose con conseguente danneggiamento della cartilagine.
- Fratture gravi: alcune fratture, soprattutto in pazienti anziani con ossa fragili (osteoporosi), non sono ricostruibili e si ottengono risultati funzionali migliori con la protesi (come comunemente si fa per le fratture di femore nell’anziano).
- Instabilità cronica: lesioni ai legamenti che rendono l’articolazione instabile.

Preparazione all'intervento
- Valutazione preoperatoria: visita generale per accertarsi che il paziente sia in buone condizioni di salute.
- Farmaci: alcuni farmaci (come FANS o anticoagulanti) vanno sospesi prima dell’intervento.
- Preparazione a casa: dopo l’intervento sarà difficile raggiungere mensole alte, vestirsi o lavarsi da soli. Meglio organizzarsi in anticipo
La procedura chirurgica
- L’intervento si esegue solitamente in anestesia combinata: generale piu’ anestesia di plesso brachiale (si addormenta il braccio con alcune punture sotto l’ascella).
- Il chirurgo accede al gomito con un’incisione posteriore, isola e protegge il nervo ulnare sposta delicatamente i muscoli e prepara le superfici ossee.
- Gli steli protesici vengono inseriti e fissati con cemento osseo nell’omero e nell’ulna.
- I due componenti vengono quindi uniti tra loro con un giunto a cerniera. Si chiude la ferita e si applica una stecca gessata per 2-3 giorni.
- In alcuni casi si inserisce un drenaggio temporaneo (1-2 giorni) per rimuovere liquidi in eccesso.
I materiali utilizzati includono leghe di cobalto-cromo o titanio e plastiche ad alta resistenza.
Recupero postoperatorio
- Il ricovero dura in media 2-4 giorni.
- Si inizia a camminare e mangiare il giorno dopo l’intervento.
- Si somministrano antibiotici per prevenire infezioni e farmaci per il controllo del dolore
Riabilitazione
- È fondamentale per il successo dell’intervento.
- Nei primi giorni si eseguono esercizi per mano e polso per evitare rigidità.
- Si inizia la mobilizzazione del gomito con esercizi delicati gia’ nei primi giorni.
- Non si devono sollevare pesi o fare sforzi con il braccio operato per i primi 30 giorni.
Complicanze possibili
Come tutti gli interventi chirurgici, anche quelli protesici di gomito (come in genere tutti gli altri) possono presentare delle complicanze tra le quali:
- Infezioni: superficiali o profonde; le seconde possono richiedere la rimozione della protesi.
- Problemi all’impianto: usura delle componenti, mobilizzazione o rottura della protesi.
- Lesioni nervose: rare, solitamente transitorie.
- Problemi di cicatrizzazione: richiedono cura attenta della ferita e rallentano inizialmente la riabilitazione
Risultati a lungo termine
I pazienti solitamente ottengono:
- Riduzione del dolore;
- Miglioramento del movimento;
- Miglioramento della forza e delle attività quotidiane.
È possibile tornare a gesti quotidiani come cucinare, lavarsi, vestirsi, ma si consiglia di evitare sport di contatto, cadute e sollevamenti pesanti, che possono danneggiare e comunque aumentare il consumo delle componenti della protesi.
In caso di viaggi aerei, l’impianto metallico può attivare i metal detector: è utile portare con sé una tessera medica identificativa.
I risultati a lungo termine delle protesi di gomito sono paragonabili a quelli ottenuti con le protesi di ginocchio ed anca (Il 92% delle protesi non ha necessita’ di revisione a 10 anni).
Conclusioni
La sostituzione totale del gomito è una procedura efficace per migliorare la qualità della vita in pazienti con danni articolari gravi. Una buona preparazione, una chirurgia ben eseguita e una riabilitazione mirata sono i pilastri per ottenere un risultato positivo e duraturo
Domande frequenti (FAQ)
In quali casi si utilizza?
Si utilizza in caso di artrosi avanzata, esiti di fratture complesse, instabilità del gomito e alcune malattie reumatiche come l’artrite.
L'intervento è complesso?
Sì, è una chirurgia specialistica che richiede esperienza specifica.
Quanto dura l'intervento?
Circa una-due ore, in anestesia locoregionale.
Quanto tempo si resta in ospedale?
Generalmente due-quattro giorni.
L'intervento è doloroso?
Il dolore è ben controllato con l’anestesia e la terapia del dolore post-operatoria.
Dopo l'intervento si muove subito il gomito?
Sì, il movimento viene iniziato precocemente per evitare rigidità e migliorare il recupero.
Quanto movimento si recupera?
Nella maggior parte dei casi si ottiene un miglioramento significativo del movimento e della funzione.
Si può tornare a usare il braccio normalmente?
Sì, ma con alcune limitazioni soprattutto per quanto riguarda il sollevamento di pesi, carichi eccessivi. E’ importante per questo fare controlli radiografici regolari nel tempo.
La protesi dura nel tempo?
Sì, ma la durata dipende dall’uso e richiede attenzione nel lungo periodo.
Ci sono rischi?
Come ogni intervento possono verificarsi infezioni, rigidità e usura della protesi, ma nei centri specializzati sono relativamente rari.
Quanto dura la riabilitazione?
Il recupero iniziale richiede alcune settimane, mentre quello completo si raggiunge in pochi mesi.
È un intervento che migliora la qualità di vita?
Sì, soprattutto nei pazienti con dolore importante e limitazione funzionale.


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