Patologie della Mano
Morbo di Dupuytren - Malattia di Viking
Chirurgia Mininvasiva Ecoguidata
Patologie della Spalla
Artroscopia

Chi colpisce
Di solito colpisce i maschi di età superiore ai 40 anni; meno frequentemente le femmine.
Che cos'è il Morbo di Dupuytren e perché si verifica?
La malattia di Dupuytren, conosciuta anche come Malattia di Viking, consiste in un ispessimento spontaneo della fascia palmare della mano e delle dita. Questa fascia può essere paragonata, in termini semplici, a un tipo di tela che collega la pelle alle strutture più profonde, conferendo compattezza al palmo e alle dita e permettendo una buona presa degli oggetti.
Questa struttura è assente nel dorso della mano, dove la pelle è mobile e non fornisce la rigidità utile ad afferrare gli oggetti.
Nella fascia palmare ci sono cellule chiamate miofibroblasti. Nella malattia di Dupuytren queste cellule si moltiplicano, proliferano e infine si contraggono. Si formano così noduli e corde che possono trazionare gradualmente le dita verso il palmo, limitando l’estensione di una o più dita e rendendo impossibile la completa apertura della mano.
Esistono numerosi fattori di rischio associati allo sviluppo della malattia di Dupuytren. Questi includono, tra gli altri:
- fattori genetici (ereditarietà),
- diabete,
- consumo eccessivo di alcol
- epilessia.
Nella stragrande maggioranza dei casi non si conosce la causa esatta, sebbene spesso sia presente una predisposizione genetica.

Sintomi
Ispessimenti, noduli e strutture simili a corde si sviluppano gradualmente, facendo piegare progressivamente le dita verso il palmo della mano.
Nelle fasi iniziali si formano alcuni noduli, talvolta associati a lieve dolore che spesso si risolve spontaneamente e che non è tipico della malattia. Le nodularità possono rimanere invariate per molti anni oppure evolvere in cordoni che piegano le dita.
Quando le dita iniziano a piegarsi possono comparire disturbi come:
- incapacità di posizionare la mano piatta su un tavolo
- urtare con un dito il viso quando ci si lava
- difficoltà a mettere la mano in tasca o a indossare un guanto
- problemi nello stringere la mano
Esame clinico
La malattia è generalmente molto facile da diagnosticare e ha un aspetto caratteristico.
Un semplice test per valutarne la gravità è il “test da tavolo”: al paziente viene chiesto di appoggiare la mano piatta sul tavolo; se non è in grado di farlo, è probabile che la malattia possa richiedere un intervento chirurgico in futuro.
Indagini
Di solito non sono necessarie indagini strumentali, poiché la condizione è facilmente diagnosticabile clinicamente.
Un’ecografia può essere utile nei casi dubbi.
Trattamento non chirurgico
Nelle fasi iniziali, caratterizzate dalla presenza di noduli senza retrazioni delle dita, può essere intrapreso un attento monitoraggio clinico.
Nel 2012 è stata introdotta una nuova iniezione di enzimi collagenasi, chiamata Xiapex, per il trattamento della malattia di Dupuytren.
Purtroppo Xiapex è stato rimosso dall’uso clinico, per motivi commerciali, dal produttore e non è più disponibile.
Questo è molto deludente perché si era rivelato utile ed efficace; tuttavia, nuove formule di collagenasi per il trattamento non chirurgico della patologia si stanno diffondendo a livello sperimentale.
Trattamento chirurgico
Nei casi iniziali, con corde ben definite, è possibile eseguire una cordotomia percutanea, dove grazie ad un ago viene rotta in più punti una o più corde di Dupuytren. L’intervento viene eseguito in ambulatorio, in anestesia locale, e consiste nel tagliare e rompere le corde permettendo l’estensione immediata del dito. Questa procedura rompe ma non rimuove le corde dal palmo della mano, che restano palpabili sotto la pelle.
L’intervento chirurgico “aperto” viene eseguito in day surgery, in anestesia locale o loco-regionale (dell’intero braccio).
Si pratica un’incisione a zigzag nel palmo e lungo le dita. Grande attenzione viene riservata a non lesionare nervi e vasi sanguigni, mentre viene rimossa la fascia palmare patologica, con conseguente recupero dell’estensione delle dita. Le corde ed i setti fasciali patologici vengono rimossi in toto dalla mano permettendo l’estensione delle dita.
Occasionalmente, nei casi più avanzati, è necessario posizionare un innesto cutaneo sulla ferita.
La pelle viene suturata con punti riassorbibili e si applica una stecca gessata per l’immobilizzazione in estensione per circa 2 settimane.
Un trattamento chirurgico eccessivamente procrastinato può favorire l’insorgenza di rigidità articolari, che possono impedire un completo recupero della mobilità delle dita colpite. Dopo l’intervento chirurgico sarà necessario intervenire con fisioterapia per recuperare estensione delle dita. Qualunque sia il tipo e la qualità del trattamento, la malattia presenta una tendenza alla recidiva.
Riabilitazione post-operatoria
L’anestetico locale svanisce dopo alcune ore. L’analgesia semplice per controllare il dolore dovrebbe essere iniziata prima che l’effetto dell’anestetico termini.
La mano deve rimanere sollevata il più possibile per i primi 5 giorni, per evitare che mano e dita si gonfino.
Il movimento precoce è incoraggiato.
I punti cutanei sono generalmente riassorbibili e si dissolvono in circa 2 settimane.
Il terapista applicherà una stecca notturna a riposo, da utilizzare per circa 30 giorni.
Ritorno alle attività della vita quotidiana
La ferita deve essere mantenuta coperta, pulita e asciutta per circa 20 giorni. Nel frattempo il paziente può muovere le dita della mano per svolgere attività semplici.
Ritorno alla guida
La mano deve avere il pieno controllo del volante in caso di emergenza.
Il momento del ritorno alla guida varia da individuo a individuo, ma spesso è possibile dopo la rimozione dei punti.
Ritorno al lavoro
Ognuno ha ambienti di lavoro diversi. Le attività alla scrivania possono riprendere subito, ma il ritorno a un lavoro manuale pesante dovrebbe essere evitato per circa 4 settimane.
Si consiglia di chiedere indicazioni specifiche al proprio chirurgo.
Domande frequenti (FAQ)
È una malattia grave?
Non è pericolosa, ma può diventare invalidante e limitante nella vita quotidiana.
Il morbo di Dupuytren peggiora nel tempo?
Sì, è una malattia progressiva, anche se la velocità varia da persona a persona: può restare stabile per tutta la vita oppure peggiorare all’improvviso.
Cos'è la tecnica percutanea?
È una procedura mini-invasiva che consiste nel rompere il cordone con un ago e raddrizzare il dito. La corda resta palpabile al palmo, ma rimane interrotta.
Quali sono i vantaggi delle tecniche mini-invasive?
I principali vantaggi sono la minore invasività, un recupero immediato e rapido e un minore trauma dei tessuti.
Il dito torna completamente normale?
Nei casi iniziali si ottiene un recupero completo. Nei casi gravi e cronici si ottiene un miglioramento significativo e si recupera la funzione, ma può residuare una rigidità articolare
Il problema può tornare?
Sì, il Dupuytren può recidivare nel tempo. Ma la recidiva non è frequente
Quanto dura il recupero?
Con le tecniche mini-invasive il recupero è rapido, mentre con la chirurgia è più graduale.
Serve fisioterapia?
Sì, soprattutto dopo la chirurgia dei casi avanzati, per recuperare il movimento ed evitare la rigidità.
È meglio intervenire presto o aspettare?
Non sempre bisogna intervenire subito. La decisione dipende dal grado di deformità e dall’impatto sulla funzione. È importante evitare le rigidità articolari.











