frattura omero
patologia della spalla
Frattura dell'Omero
Chirurgia Mininvasiva Ecoguidata
Patologie della Spalla
Artroscopia

Cos’è la Frattura dell'Omero?
La frattura dell’omero prossimale è quella frattura che interessa la porzione dell’omero che forma l’articolazione della spalla.
L’omero prossimale è costituito da:
• Testa omerale (articolare);
• Collo anatomico;
• Collo chirurgico;
• Tuberosità maggiore (trochite) e minore (trochine);
• Diafisi omerale (nella continuità del collo chirurgico).
Ha un apporto vascolare delicato, principalmente dalla circolazione arcuata e dall’arteria circonflessa anteriore e posteriore, che può compromettersi in caso di frattura → rischio di infarto o necrosi avascolare dopo fratture per interruzione dell’albero circolatorio.
Chi colpisce?
• 5–6% di tutte le fratture scheletriche
• Tipica in Anziani osteoporotici (trauma a bassa energia) o Giovani (trauma ad alta energia: sport, incidenti stradali, cadute)
Classificazione di Frattura dell'Omero
Le classificazioni sono strumenti utili per capire i tipi di frattura e stabilire un corretto programma di trattamento. La classificazione di Neer è quella più semplice ed utilizzata: basata sul numero di frammenti.
Frammenti principali dell’omero:
1. Testa omerale
2. Grande tuberosità (trochite)
3. Piccola tuberosità (trochine)
4. Diafisi (collo chirurgico)
Classificazione:
• 2-frammenti: spostamento tra testa e un segmento (es. collo chirurgico o trochite)
• 3-frammenti: testa + due frammenti (es. trochite + collo chirurgico)
• 4-frammenti: tutti i segmenti separati (testa, trochite, trochine, diafisi)
Diagnosi
Il paziente con frattura dell’omero prossimale solitamente presenta un dolore localizzato alla spalla, con impossibilità o riduzione della mobilità del braccio. Nei giorni successivi tende ad espandersi un importante ematoma che coinvolge l’intero arto fino al gomito, ma anche la regione toracica e mammaria (“segno di Hennequin”). Nelle fratture più gravi di omero prossimale, associate a lussazione, può coesistere una lesione del nervo ascellare o del plesso brachiale.
Nei casi in cui viene interessato il solo nervo ascellare sarà importante valutare sensibilità laterale della spalla e la presenza di una mancata o ridotta contrazione del muscolo deltoide. Nei casi in cui viene interessato il plesso brachiale, il paziente presenterà un quadro grave e variabile di paralisi dell’arto superiore.
Il sospetto clinico di frattura di omero prossimale verrà poi confermato dall’esecuzione di esami strumentali tra cui:
• Radiografie;
• TC: fondamentale per la pianificazione chirurgica nei casi complessi;
• RM: per valutare eventuali lesioni tendinee della cuffia dei rotatori.
Questi esami servono a valutare bene il tipo di frattura ed eventuali lesioni associate. Infatti, la frattura dell’omero prossimale, nei traumi ad alta energia, può associarsi ad altri eventi traumatici concomitanti tra cui:
• Lussazione gleno-omerale della spalla;
• Frattura di scapola e/o clavicola;
• Lesioni neurologiche (nervo ascellare, nervo sovrascapolare, plesso brachiale);
• Lesioni vascolari (arteria ascellare → rara);
• Necrosi avascolare della testa omerale (soprattutto fratture a 3 o 4 frammenti).

Trattamento Frattura dell'Omero
1. Sintesi con placche anatomiche bloccate (LCP)
• Indicata nelle fratture a 2–3 frammenti, o a 4 frammenti in soggetti giovani;
• Permette una fissazione stabile e recupero precoce;
• Richiede riduzione precisa dei frammenti, soprattutto delle tuberosità.
2. Chiodo endomidollare (centro-midollare)
• Utilizzato in fratture del collo chirurgico e non articolari;
• Tecnica meno invasiva e più rapida mobilizzazione postoperatoria.
3. Protesi di spalla (anatomica o inversa)
Indicazioni:
• Fratture scomposte a 4 frammenti;
• Età >70 anni;
• Comminuzione severa;
• Lesione irreparabile della cuffia dei rotatori;
• Fratture con prognosi infausta.
Tipi:
• Protesi anatomica: necessita di cuffia integra e di guarigione delle tuberosità;
• Protesi inversa: scelta più comune in anziani, non dipende dalla cuffia dei rotatori, dà risultati prevedibili.
Riabilitazione post-operatoria
• Mobilizzazione passiva precoce (entro 7–10 giorni);
• Passaggio a esercizi attivi assistiti (3–4 settimane);
• Rinforzo muscolare e recupero funzionale (dopo 6 settimane);
• Fisioterapia intensiva è cruciale per prevenire rigidità, il principale effetto indesiderato delle fratture di omero.
Complicanze del trattamento
• Necrosi avascolare (fino al 35% nelle fratture a 4 frammenti): si crea un infarto osseo con perdita della normale struttura ed anatomia ossea;
• Pseudartrosi (rara con fissazione stabile): la frattura non guarisce;
• Consolidazione viziosa (malunion): soprattutto in varo o ad latus con la diafisi;
• Rigidità post-immobilizzazione o chirurgica;
• Dolore residuo;
• Fallimento dell’impianto di osteosintesi e necessità di revisione chirurgica.


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